domingo, 15 de maio de 2011
sábado, 14 de maio de 2011
Dominica III Post Pascha
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Caio Vinícius
Um pouco, e já me não vereis; e outra vez um pouco, e ver-me-eis, porque vou para o Pai.
Introitus: Sl. 65, 1-2 Jubilate Deo
Alleluia: Ps. 110,9 Redemptiónem misit Dóminus
Alleluia: Lc. 24,26 Oportébat pati Christum
Offertorium: Ps. 145,2 Lauda ánima mea
Communio: Jo 16,16 Módicum et non vidébitis me
Cardeal Koch fala sobre Reforma Litúrgica, Reforma da Reforma, Novo Movimento Litúrgico e Ecumenismo
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Caio Vinícius
{...}A existência de uma continuidade de fundo entre a liturgia antiga e a reforma litúrgica iniciadas pelo Concílio Vaticano II, evidenciado da visão ampla e aprofundada da Constituição Litúrgica, segundo a qual o culto público integral é exercido"pelo Corpo Místico de Jesus Cristo, isto é pela Cabeça e os seus membros "e toda a celebração litúrgica deve ser portanto considerada como" obra de Cristo sacerdote e do seu Corpo que é a Igreja. "O Catecismo acrescenta: "alguns fiéis são ordenados mediante o sacramento da Ordem para representar Cristo como Cabeça do Corpo".{...}
Surge assim a real importância ecumência do motu proprio Summorum Pontificum. Desde que Bento XVI não simplesmente aplicou a hermenêutica da reforma no campo da liturgia, mas solicitou esta hermenêutica em primeiro lugar por causa da Constituição Conciliar sobre a Sagrada Liturgia.
{...}A partir daqui também refletiu sobre o senso mais profundo da reforma da reforma iniciada por Bento XVI com o motu proprio: assim como o Concílio Vaticano II foi precedido de um movimento litúrgico, cujos frutos maduros foram trazidos no interno da Constituição sobre a Sagrada Liturgia, também hoje precisamos de um novo movimento litúrgico, que visa como objetivo aquele de fazer frutificar o verdadeiro patrimônio do Concílio Vaticano II nesta hodierna situação da Igreja.
Deste novo movimento litúrgico o motu proprio constitui somente o início. Bento XVI bem sabe que, a longo prazo, não podemos firmar a uma coexistência entre a forma Ordinária e a forma Extraordinária do Rito Romano, mas que a Igreja terá novamente no futuro um rito comum. Todavia, como uma nova reforma litúrgica não pode ser decisiva por arbitragem, pois precisa de um processo de crescimento e purificação, o Papa pelo momento salienta sobretudo que as duas formas do uso do Rito Romano podem e devem ser enriquecer-se mutuamente.{...}
Il significato dell'instruzione "Universae Ecclesiae"
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Caio Vinícius
di Guido Pozzo
La costituzione liturgica Sacrosanctum Concilium del concilio Vaticano II, afferma che «la Chiesa, quando non è in questione la fede o il bene comune generale, non intende imporre, neppure nella Liturgia una rigida uniformità» (n. 37).
Non sfugge a molti che oggi sia in questione la fede, per cui è necessario che le varietà legittime di forme rituali debbano ritrovare l'unità essenziale del culto cattolico. Il Papa Benedetto XVI lo ha ricordato accoratamente: «Nel nostro tempo in cui in vaste zone della terra la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento, la priorità che sta al di sopra di tutte è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l'accesso a Dio. Non ad un qualsiasi dio, ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; a quel Dio il cui volto riconosciamo nell'amore spinto sino alla fine (cfr. Giovanni, 13, 1) in Gesù Cristo crocifisso e risorto» (Lettera ai vescovi in occasione della revoca della scomunica ai quattro presuli consacrati dall'arcivescovo Lefebvre, 10 marzo 2009).
Il beato Giovanni Paolo II richiamava a sua volta che «la sacra liturgia esprime e celebra l'unica fede professata da tutti ed essendo eredità di tutta la Chiesa non può essere determinata dalle Chiese locali isolate dalla Chiesa universale» (Enciclica Ecclesia de Eucharistia, n. 51) e che «la liturgia non è mai proprietà privata di qualcuno, né del celebrante, né della comunità nella quale si celebrano i Misteri» (ivi, n. 52). Nella costituzione liturgica conciliare si afferma inoltre: «il Sacro Concilio, in fedele ossequio alla tradizione, dichiara che la Santa Madre Chiesa considera con uguale diritto e onore tutti i riti legittimamente riconosciuti, e vuole che in avvenire essi siano conservati e in ogni modo incrementati» (n. 4).
La stima per le forme rituali è il presupposto dell'opera di revisione che di volta in volta si rendesse necessaria. Ora, le due forme ordinaria e extraordinaria della liturgia romana, sono un esempio di reciproco incremento e arricchimento. Chi pensa e agisce al contrario, intacca l'unità del rito romano che va tenacemente salvaguardata, non svolge autentica attività pastorale o corretto rinnovamento liturgico, ma priva piuttosto i fedeli del loro patrimonio e della loro eredità a cui hanno diritto.
In continuità col magistero dei suoi predecessori, Benedetto XVI promulgò nel 2007 il motu proprio Summorum Pontificum, con cui ha reso più accessibile alla Chiesa universale la ricchezza della liturgia romana, e ora ha dato mandato alla Pontificia Commissione «Ecclesia Dei» di pubblicare l'istruzione Universae Ecclesiae per favorirne correttamente l'applicazione.
Nell'introduzione del documento si afferma: «Con tale motu proprio il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha promulgato una legge universale per la Chiesa» (n. 2). Ciò significa che non si tratta di un indulto, né di una legge per gruppi particolari, ma di una legge per tutta la Chiesa, che, data la materia, è anche una «legge speciale» che «deroga a quei provvedimenti legislativi, inerenti ai sacri Riti, emanati dal 1962 in poi ed incompatibili con le rubriche dei libri liturgici in vigore nel 1962» (n. 28).
Va qui ricordato l'aureo principio patristico da cui dipende la comunione cattolica: «ogni Chiesa particolare deve concordare con la Chiesa universale, non solo quanto alla dottrina della fede e ai segni sacramentali, ma anche quanto agli usi universalmente accettati dalla ininterrotta tradizione apostolica, che devono essere osservati non solo per evitare errori, ma anche per trasmettere l'integrità della fede, perché la legge della preghiera della Chiesa corrisponde alla sua legge di fede» (n. 3). Il celebre principio lex orandi-lex credendi richiamato in questo numero, è alla base del ripristino della forma extraordinaria: non è cambiata la dottrina cattolica della messa nel rito romano, perché liturgia e dottrina sono inscindibili. Vi possono essere nell'una e nell'altra forma del rito romano, accentuazioni, sottolineature, esplicitazioni più marcate di alcuni aspetti rispetto ad altri, ma ciò non intacca l'unità sostanziale della liturgia.
La liturgia è stata ed è, nella disciplina della Chiesa, materia riservata al Papa, mentre gli ordinari e le conferenze episcopali hanno alcune competenze delegate, specificate dal diritto canonico. Inoltre, l'istruzione riafferma che vi sono ora «due forme della Liturgia Romana, definite rispettivamente ordinaria e extraordinaria: si tratta di due usi dell'unico Rito romano (…) L'una e l'altra forma sono espressione della stessa lex orandi della Chiesa. Per il suo uso venerabile e antico, la forma extraordinaria deve essere conservata con il debito onore» (n. 6). Il numero seguente riporta un passaggio-chiave della lettera del Santo Padre ai vescovi, che accompagna il motu proprio: «Non c'è nessuna contraddizione tra l'una e l'altra edizione del Messale Romano. Nella storia della liturgia c'è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso» (n. 7).
L'istruzione, in linea col motu proprio, non riguarda solo quanti desiderano continuare a celebrare la fede nello stesso modo con cui la Chiesa l'ha fatto sostanzialmente da secoli; il Papa vuole aiutare i cattolici tutti a vivere la verità della liturgia affinché, conoscendo e partecipando all'antica forma romana di celebrazione, comprendano che la costituzione Sacrosanctum concilium voleva riformare la liturgia in continuità con la tradizione.
© L'Osservatore Romano 15 maggio 2011
Retirado de: Vatican.va
Via: Subsídios Litúrgicos
La costituzione liturgica Sacrosanctum Concilium del concilio Vaticano II, afferma che «la Chiesa, quando non è in questione la fede o il bene comune generale, non intende imporre, neppure nella Liturgia una rigida uniformità» (n. 37).
Non sfugge a molti che oggi sia in questione la fede, per cui è necessario che le varietà legittime di forme rituali debbano ritrovare l'unità essenziale del culto cattolico. Il Papa Benedetto XVI lo ha ricordato accoratamente: «Nel nostro tempo in cui in vaste zone della terra la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento, la priorità che sta al di sopra di tutte è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l'accesso a Dio. Non ad un qualsiasi dio, ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; a quel Dio il cui volto riconosciamo nell'amore spinto sino alla fine (cfr. Giovanni, 13, 1) in Gesù Cristo crocifisso e risorto» (Lettera ai vescovi in occasione della revoca della scomunica ai quattro presuli consacrati dall'arcivescovo Lefebvre, 10 marzo 2009).
Il beato Giovanni Paolo II richiamava a sua volta che «la sacra liturgia esprime e celebra l'unica fede professata da tutti ed essendo eredità di tutta la Chiesa non può essere determinata dalle Chiese locali isolate dalla Chiesa universale» (Enciclica Ecclesia de Eucharistia, n. 51) e che «la liturgia non è mai proprietà privata di qualcuno, né del celebrante, né della comunità nella quale si celebrano i Misteri» (ivi, n. 52). Nella costituzione liturgica conciliare si afferma inoltre: «il Sacro Concilio, in fedele ossequio alla tradizione, dichiara che la Santa Madre Chiesa considera con uguale diritto e onore tutti i riti legittimamente riconosciuti, e vuole che in avvenire essi siano conservati e in ogni modo incrementati» (n. 4).
La stima per le forme rituali è il presupposto dell'opera di revisione che di volta in volta si rendesse necessaria. Ora, le due forme ordinaria e extraordinaria della liturgia romana, sono un esempio di reciproco incremento e arricchimento. Chi pensa e agisce al contrario, intacca l'unità del rito romano che va tenacemente salvaguardata, non svolge autentica attività pastorale o corretto rinnovamento liturgico, ma priva piuttosto i fedeli del loro patrimonio e della loro eredità a cui hanno diritto.
In continuità col magistero dei suoi predecessori, Benedetto XVI promulgò nel 2007 il motu proprio Summorum Pontificum, con cui ha reso più accessibile alla Chiesa universale la ricchezza della liturgia romana, e ora ha dato mandato alla Pontificia Commissione «Ecclesia Dei» di pubblicare l'istruzione Universae Ecclesiae per favorirne correttamente l'applicazione.
Nell'introduzione del documento si afferma: «Con tale motu proprio il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha promulgato una legge universale per la Chiesa» (n. 2). Ciò significa che non si tratta di un indulto, né di una legge per gruppi particolari, ma di una legge per tutta la Chiesa, che, data la materia, è anche una «legge speciale» che «deroga a quei provvedimenti legislativi, inerenti ai sacri Riti, emanati dal 1962 in poi ed incompatibili con le rubriche dei libri liturgici in vigore nel 1962» (n. 28).
Va qui ricordato l'aureo principio patristico da cui dipende la comunione cattolica: «ogni Chiesa particolare deve concordare con la Chiesa universale, non solo quanto alla dottrina della fede e ai segni sacramentali, ma anche quanto agli usi universalmente accettati dalla ininterrotta tradizione apostolica, che devono essere osservati non solo per evitare errori, ma anche per trasmettere l'integrità della fede, perché la legge della preghiera della Chiesa corrisponde alla sua legge di fede» (n. 3). Il celebre principio lex orandi-lex credendi richiamato in questo numero, è alla base del ripristino della forma extraordinaria: non è cambiata la dottrina cattolica della messa nel rito romano, perché liturgia e dottrina sono inscindibili. Vi possono essere nell'una e nell'altra forma del rito romano, accentuazioni, sottolineature, esplicitazioni più marcate di alcuni aspetti rispetto ad altri, ma ciò non intacca l'unità sostanziale della liturgia.
La liturgia è stata ed è, nella disciplina della Chiesa, materia riservata al Papa, mentre gli ordinari e le conferenze episcopali hanno alcune competenze delegate, specificate dal diritto canonico. Inoltre, l'istruzione riafferma che vi sono ora «due forme della Liturgia Romana, definite rispettivamente ordinaria e extraordinaria: si tratta di due usi dell'unico Rito romano (…) L'una e l'altra forma sono espressione della stessa lex orandi della Chiesa. Per il suo uso venerabile e antico, la forma extraordinaria deve essere conservata con il debito onore» (n. 6). Il numero seguente riporta un passaggio-chiave della lettera del Santo Padre ai vescovi, che accompagna il motu proprio: «Non c'è nessuna contraddizione tra l'una e l'altra edizione del Messale Romano. Nella storia della liturgia c'è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso» (n. 7).
L'istruzione, in linea col motu proprio, non riguarda solo quanti desiderano continuare a celebrare la fede nello stesso modo con cui la Chiesa l'ha fatto sostanzialmente da secoli; il Papa vuole aiutare i cattolici tutti a vivere la verità della liturgia affinché, conoscendo e partecipando all'antica forma romana di celebrazione, comprendano che la costituzione Sacrosanctum concilium voleva riformare la liturgia in continuità con la tradizione.
© L'Osservatore Romano 15 maggio 2011
Retirado de: Vatican.va
Via: Subsídios Litúrgicos
Mudança na Missa Pontifical na basílica de São Pedro
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Caio Vinícius
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| À esquerda, cardeal Cañizares. À direita, cardeal Brandmüller |
No princípio, como consta na programação oficial, o celebrante desta missa seria o cardeal Cañizares, prefeito da Congregação para o Culto Divino e disciplina dos Sacramentos, com a regência do Coro pelo cardeal Bartolucci ( que fará o impossível, devido a sua idade, para conseguir reger a Missa Papae Marcelli), mas é certo que o cardeal Cañizares não estará presente.
Em substituição de Cañizares, a Missa será celebrada pelo Cardeal Brandmüller- que já celebrou um Pontifical neste ano, em Campocavallo, Osimo, Itália.
Fonte: Messa in Latino
III Encontro sobre o Summorum Pontificum (3)
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Caio Vinícius
Orbis Catholicvs Secvundvs
Missa de abertura do 2° dia do Congresso sobre o Summorum Pontificum, celebrada por Frei Vincenzo Nuara, O.P., na paróquia de São Domingos e Sisto, dos Dominicanos, em Roma.
Missa de abertura do 2° dia do Congresso sobre o Summorum Pontificum, celebrada por Frei Vincenzo Nuara, O.P., na paróquia de São Domingos e Sisto, dos Dominicanos, em Roma.
III Encontro sobre o Summorum Pontificum (2)
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Caio Vinícius
Orbis Catholicvs Secvndvs
Hoje, começou a terceira Conferência sobre o Summorum Pontificum, realizada em Roma. Sua Excelência Athanasius Schneider cantou as Vésperas Pontificais na paróquia da Santíssima Trindade, da FSSP, em Roma. Vários clérigos e fiéis estão indo a Roma para participar desta conferência de três dias. Realmente o Summorum Pontificum é "Uma esperança para toda a Igreja".
Hoje, começou a terceira Conferência sobre o Summorum Pontificum, realizada em Roma. Sua Excelência Athanasius Schneider cantou as Vésperas Pontificais na paróquia da Santíssima Trindade, da FSSP, em Roma. Vários clérigos e fiéis estão indo a Roma para participar desta conferência de três dias. Realmente o Summorum Pontificum é "Uma esperança para toda a Igreja".
sexta-feira, 13 de maio de 2011
Fátima agradece pelo Beato João Paulo II
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Caio Vinícius
Peregrinação de maio faz ação de graças pela beatificação do pontífice
A peregrinação aniversária maio ao Santuário de Fátima – dias 12 e 13 – é uma ação de graças pela beatificação de João Paulo II.
João Paulo II, beatificado no dia 1º de maio, é lembrado em Portugal pela sua ligação a Fátima, reforçada pela intercessão a Nossa Senhora na recuperação do atentado de 1981 e pela beatificação dos pastorinhos Francisco e Jacinta, em 2000.
A Nota Pastoral da Conferência Episcopal Portuguesa (CEP) sobre a beatificação do Papa polaco, Karol Wojtyla (1920-2005), divulgada em março, sublinhava essa ligação.
“É considerado o Papa de Fátima, que um ano depois do atentado na Praça de São Pedro, em Roma, a 13 de maio de 1981, veio à Cova da Iria agradecer à Rainha da Paz o ter providencialmente sobrevivido”, assinalavam os bispos.
João Paulo II esteve no Santuário de Fátima em 1982, 1991 e, pela última vez, em 2000, altura em que beatificou os videntes Francisco e Jacinta Marto.
Quem preside esta peregrinação de maio, que começou hoje, é o cardeal Sean O’Malley, arcebispo de Boston. Ele vai falar sobre “a importância da mensagem de Fátima para a atualidade”.
Na conferência de imprensa que antecedeu o início da peregrinação, o cardeal O’Malley disse que no mundo de hoje “a fé é um tesouro”.
“Num mundo que nos pede para enfrentar a crise e as doenças da vida, não somos órfãos, temos um pai que cuida dos seus filhos”, afirmou. Ele disse que rezará em Fátima por mais fé para o mundo e uma nova geração de crentes.
III Encontro sobre o Summorum Pontificum
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Caio Vinícius
Confira a Programação deste Encontro clicando aqui.
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