domingo, 5 de fevereiro de 2012

Solene Pontifical em Miami


No dia 2 de fevereiro, Sua Excelência Dom Thomas Wenski, arcebispo de Miami, celebrou missa pontifical por ocasião da festa da Purificação de Nossa Senhora.

Estavam presentes na missa 1.200 pessoas, entre elas 75 sacerdotes e seminaristas.

Para ver o vídeo desta missa é preciso baixá-lo, o blog Rorate Caeli disponibilizou o vídeo no seguinte link.

Mais fotos:



Vedremo Moraglia vestito di rosso senza essere cardinale?

Il Patriarca Cé: vestito di porpora, porta la tradizionale berretta "fioccata" propria dei Patriarchi non cardinali.

Un Patriarca non cardinale a Venezia. La tradizione lo vuole vestito di rosso o in una delle immediate varianti dalle caratteristiche diciture (ponsò, porpora, rubino, carminio, cremisi,...). La novità, d'altronde potrebbe pretendere anche che il neo Patriarca, non essendo ancora cardinale, debba vestirsi come tutti gli altri vescovi. Qualcuno infatti ritiene che il Concilio abbia abolito o quantomeno rivisto tutti i privilegi concessi dai papi alla prestigiosa sede lagunare nel corso dei secoli.



Per capirne di più occorre leggere l’Istruzione della Segreteria di Stato “Ut sive sollicite”, circa le vesti, i titoli e le insegne di Cardinali, Vescovi e Prelati minori, firmata dal cardinale Amleto Giovanni Cicognani il 31 marzo 1969, ed entrata in vigore la Domenica in albis dello stesso anno. Si tratta di un documento importante e studiato attentamente, prima della ratifica ufficiale di Papa Paolo VI, avvenuta quattro anni dopo la chiusura del Concilio Vaticano II. Un documento quindi molto recente e attuale.

Tra gli “additamenta” finali, il paragrafo 31 riporta: “Patriarchae Latini Ritus, Romana Purpura non decorati, vestes induant, quibus ceteri Episcopi utuntur” (trad. I Patriarchi di Rito Latino, non decorati con la porpora, indossano le vesti che usano gli altri vescovi). A prima vista si potrebbe quindi dedurre che il Patriarca di Venezia, qualora non sia membro del Collegio dei Cardinali, debba indossare le vesti di color paonazzo romano, esattamente come tutti gli altri vescovi. Ma non è così. Infatti, leggendo testualmente, l’Istruzione non dice “che non sono membri del Sacro Collegio”, ma solamente “che non hanno il privilegio della porpora”. Ma quanti sono al giorno d’oggi i Patriarchi di Rito Latino e chi tra questi gode di particolari privilegi? Sono cinque: Roma (il Sommo Pontefice, almeno fino a Giovanni Paolo II), Venezia, Lisbona, Gerusalemme e Indie Orientali (sede patriarcale titolare assegnata ad honorem all’arcivescovo di Goa e Damão in India). Ci sarebbe anche un sesto Patriarcato di Rito Latino, quello delle Indie Occidentali, ma è vacante dal 1963.

Il Patriarca di Venezia, da tempi immemorabili, ha il privilegio di indossare gli abiti cardinalizi, anche per quanto riguarda la cappa magna. Nel 1717 Papa Clemente XI volle concedere anche al Patriarca di Lisbona (Portogallo) gli stessi privilegi veneziani. A questo punto occorre specificare che nel testo della Ut sive sollicite viene sempre usato il termine “Cardinali”. L’espressione “Romana Purpura non decorati”, riferita ai soli Patriarchi di Rito Latino, non è quindi una svista o una perifrasi, ma vuole significare proprio che la porpora cardinalizia è tuttora concessa anche ad alcuni presuli non cardinali, nello specifico i Patriarchi di Venezia e di Lisbona. Tale privilegio non è invece concesso né al Patriarca di Gerusalemme, né al Patriarca delle Indie Orientali, né ad altri arcivescovi. L’Istruzione non fa inoltre alcun riferimento al cosiddetto rosso patriarchino indossato dagli arcivescovi di Udine a memoria dell’antico Patriarcato di Aquileia, soppresso nel 1751 da Papa Benedetto XIV. Il rosso patriarchino, che non appartiene alla tradizione veneziana, è un rosso carminio, una tonalità cioè intermedia tra il rosso porpora cardinalizio ed il violaceo paonazzo romano proprio dei vescovi. L’Istruzione Ut sive sollicite non fa alcun cenno a questo privilegio udinese, né ad altri privilegi che vanno quindi considerati decaduti dal 13 aprile 1969. Il privilegio del rosso cardinalizio per il Patriarca di Venezia è confermato anche dalla documentazione fotografica a colori relativa ad Albino Luciani, Marco Cè ed Angelo Scola. Di particolare importanza risulta quella di mons. Luciani, che fu nominato Patriarca di Venezia il 15 dicembre 1969, quindi otto mesi dopo l’entrata in vigore della Ut sive sollicite. Mons. Luciani, creato cardinale solamente nel 1973, indossò sempre gli abiti cardinalizi, anche in occasione della visita di Papa Paolo VI a Venezia il 16 settembre 1972, quindi anche in presenza dello stesso pontefice ad aver ratificato le norme tuttora vigenti. Il privilegio del rosso cardinalizio tuttavia non si applica in araldica. Lo stemma patriarcale prevede infatti il cappello con cordoni e nappe di colore verde. La differenza rispetto ad un arcivescovo si basa sul numero delle nappe, che nel caso del patriarca sono ben 30, disposte 15 per parte, quindi esattamente come quelle di un cardinale, ma di diverso colore. Quindi da che cosa si distingue l’abito del Patriarca di Venezia da quello di un cardinale? Dalla berretta. La berretta del Patriarca è infatti di color rosso cardinalizio ma con fiocco rosso, di cui è invece priva quella dei cardinali. Può sembrare una distinzione di poco conto ma in realtà è molto importante. La berretta cardinalizia, senza fiocco, viene infatti imposta dal Pontefice in persona durante il concistoro, nel momento stesso in cui avviene la creazione cardinalizia. Mons. Angelo Scola, probabilmente mal consigliato, nel 2002 accelerò un po’ i tempi, indossando direttamente la berretta cardinalizia. Cosa che, giustamente, non fecero i suoi predecessori.

E Mons. Moraglia? Si vedrà.

Música Papal (XXVIII)


Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat


sábado, 4 de fevereiro de 2012

Tempo da Septuagésima

O Tempo da Septuagésima: compreende aproximadamente setenta dias de preparação à Páscoa, é uma preparação distante, dita que a Quaresma representa a espera da Ressurreição do Senhor. Já não se permite o canto do Glória e do Alelluia (substituído pelo Tracto). Sua cor litúrgica é o roxo. Não se permite a ornamentação dos altares com flores.
A reforma litúrgica do Concílio Vaticano II suprimiu o tempo de Septuagésima e integrou-o no tempo comum que se segue à Epifania.

Música Papal (XXVII)


Ave Maria (Domenico Bartolucci)

sexta-feira, 3 de fevereiro de 2012

Cardeais convocados pelo Papa para Dia de reflexão e oração antes do Consistório

"O anúncio do Evangelho hoje, entre missio ad gentes e nova evangelização." Esse é o tema escolhido para o Dia de reflexão e de oração que Bento XVI convocou para 17 deste mês, dia precedente ao Consistório.

Na ocasião, tanto os membros do Colégio cardinalício quanto os futuros cardeais se encontrarão na Sala nova do Sínodo, no Vaticano, a partir das 10h, começando as atividades com a recitação da Hora Média da Liturgia das Horas. O encontro prosseguirá até às 17h locais, concluindo os trabalhos com a recitação das Vésperas.

O tema do Dia de reflexão e de oração – informa um comunicado do Diretor da Sala de Imprensa da Santa Sé, Pe. Federico Lombardi – será introduzido pelo Arcebispo de Nova York, cardeal designado Timothy Michael Dolan; e terá lugar também uma Comunicação sobre o Ano da Fé, que será apresentada pelo Presidente do Pontifício Conselho para a Promoção da Nova Evangelização, Dom Rino Fisichella.

O comunicado informa também que o cardeal designado, o jesuíta Pe. Karl Josef Becker, "por motivos de saúde, não será criado cardeal durante a cerimônia pública de 18 de fevereiro, mas de forma privada em outro momento".


Rádio Vaticano

Vaticano coberto de branco

O Papa observa a praça de São Pedro coberta de neve. 03/02/2012



Desde 2009 não nevava na Praça de São Pedro, em Roma. Muitas pessoas foram ao Vaticano para ver a cúpula da Basílica totalmente coberta de neve. Também se abriram as cortinas da sala dos secretários do Papa, para poder ver a neve enquanto trabalhavam.

Música Papal (XXVI)


Dignus est agnus

quinta-feira, 2 de fevereiro de 2012

Benedetto XVI ai consacrati: “Approfondire ancora di più il rapporto con Dio"



“Approfondire ancora di più il rapporto con Dio”, partendo dalla consapevolezza che “i consigli evangelici, accettati come autentica regola di vita, rafforzano la fede, la speranza e la carità” e rendono i religiosi e le religiose capaci di “essere testimoni della fede e della grazia, testimoni credibili per la Chiesa e per il mondo di oggi”.

È l’invito rivolto dal Papa alle persone consacrate, durante la celebrazione dei Vespri a loro dedicati, nella Giornata mondiale della vita consacrata, che si celebra oggi. “Nel giorno in cui la Chiesa fa memoria della presentazione di Gesù al tempio, si celebra la Giornata della vita consacrata”, ha ricordato Benedetto XVI, secondo il quale “l’episodio evangelico a cui ci riferiamo costituisce una significativa icona della donazione della propria vita da parte di quanti sono stati chiamati a ripresentare nella Chiesa e nel mondo, mediante i consigli evangelici, i tratti caratteristici di Gesù, vergine, povero e obbediente, il Consacrato del Padre. Nella festa odierna celebriamo, pertanto, il mistero della consacrazione: consacrazione di Cristo, consacrazione di Maria, consacrazione di tutti coloro che si pongono alla sequela di Gesù per amore del Regno di Dio”.

“Ad ogni persona consacrata è dedicata oggi la preghiera dell’intera comunità, che rende grazie a Dio per il dono di questa vocazione, e con fede nuovamente lo invoca”, le parole del Papa, che ha ricordato che la Giornata, celebrata per la prima volta nel 1997 grazie all’“intuizione” di Giovanni Paolo II, “vuole rispondere anzitutto all’esigenza di lodare e ringraziare il Signore per il dono di questo stato di vita, che appartiene alla santità della Chiesa”. Inoltre, in tale occasione s’intende “valorizzare sempre più la testimonianza di coloro che hanno scelto di seguire Cristo mediante la pratica dei consigli evangelici con il promuovere la conoscenza e la stima della vita consacrata all’interno del Popolo di Dio”. Infine, la Giornata di oggi vuole essere “una preziosa occasione di rinnovare i propositi e ravvivare i sentimenti che ispirano la donazione di voi stessi al Signore”. In particolare, il Papa ha auspicato che l’Anno della fede sia vissuto dai religiosi e dalle religiose “come tempo favorevole per il rinnovamento interiore, di cui sempre si avverte il bisogno, con un approfondimento dei valori essenziali e delle esigenze della propria consacrazione”. Benedetto XVI ha concluso la sua omelia auspicando che l’Anno che inizia ad ottobre sia “un anno di rinnovamento e di fedeltà, affinché tutti i consacrati e le consacrate s’impegnino con entusiasmo nella nuova evangelizzazione”.


Da: http://paparatzinger5blograffaella.blogspot.com/2012/02/il-papa-ai-consacrati-approfondire.html

Cardeal Koch: Se a crise da Igreja é acima de tudo na Liturgia, comece-se por renová-la

O restabelecimento da antiga missa latina [forma extraordinária do Rito Romano] é apenas “um primeiro passo”, de acordo com o Cardeal Kurt Koch, um oficial da Cúria Romana. Contudo, o tempo ainda não está maduro para os próximos passos, disse Koch no fim de semana em Friburgo. As questões litúrgicas estão obscurecidas por ideologias, especialmente na Alemanha [NdT: não só por lá, como bem sabemos nesta Terra de Santa Cruz]. Roma só poderá agir quando os católicos demonstrarem-se mais dispostos a pensar na nova reforma litúrgica “para o bem da Igreja”. O Cardeal discursou numa conferência sobre a teologia de Joseph Ratzinger, a qual também considerou o pontificado de Ratzinger como Papa Bento XVI. Em julho de 2007 o Papa Bento decretou que a Missa no Rito Tridentino, de acordo com o missal de 1962, pode ser novamente celebrada no mundo todo. O Missal de 1970 é ainda, entretanto, a “forma ordinária” da Celebração Eucarística na Igreja Romana. Koch é o presidente do Conselho Pontifício para a Promoção da Unidade dos Cristãos. Ele tentou refutar a acusação de que Bento XVI está indo contra o Concílio Vaticano II (1962-65), em suas questões litúrgicas: “o Papa sofre com esta acusação”. Muito pelo contrário, a intenção do Santo Padre é antes implementar os ensinamentos conciliares sobre a liturgia, ignorados até agora. As práticas litúrgicas atuais nem sempre tem algum fundamento real no Concílio. Por exemplo, a celebração versus populum nunca foi exigida pelo Concílio, disse o Cardeal. Um maior desenvolvimento na forma de culto divino é necessário para a renovação interior da Igreja: “Uma vez que a crise atual da Igreja é acima de tudo uma crise da liturgia, é necessário que se comece a renovar a Igreja hoje por meio da renovação da Liturgia".
 
Original em alemão: Rádio Vaticana

Tradução do alemão para o inglês: New Liturgical Movement

Tradução do inglês para o português: Salvem a Liturgia

Música Papal (XXV)


Magnificat

Festa da Apresentação do Senhor e Purificação de Nossa Senhora


Lumen ad revelatiónem géntium et glóriam plebis tuae Israel

terça-feira, 31 de janeiro de 2012

Música Papal (XXIV)


O sacrum convivium

São João Bosco, Confessor, rogai por nós!


No decorrer do século XIX, quando por toda a parte, chegavam à maturação os venenosos frutos de destruição da sociedade cristã, cujos germes haviam sido tão largamente disseminados pelo século anterior, a Igreja, principalmente na Itália, viu-se à mercê de muitas procelas contra si levantadas, nesses tristes tempos, pela maldade dos homens. Contemporaneamente, porém, a misericórdia divina enviou, para auxílio de sua Igreja, válidos campeões, para que evitassem a ruína e conservassem entre o nosso povo a mais preciosa das heranças recebidas dos Apóstolos – a fé genuína de Cristo.
De fato, no meio das dificuldades daqueles tempos, surgiram entre nós, homens de ilibadíssima santidade e, mercê de sua prodigiosa atividade, nenhum assalto dos inimigos, logrou desmantelar as muralhas de Israel.
Sobressai entre os demais, por elevação e espírito de grandeza de obras, o Bem-Aventurado João Bosco que, no tristíssimo evoluir dos tempos se constituiu, durante o século passado, qual marco miliário apontando aos povos o caminho da salvação. Porquanto, “Deus o suscitou para justiça”, segundo a expressão de Isaías, e “dirigiu todos os seus passos”. E, na verdade, o Bem-aventurado João Bosco, por virtude do Espírito Santo, resplandeceu diante de nós como modelo de sacerdote feito segundo o coração de Deus, como educador inigualável da juventude, como fundador de novas famílias religiosas e como propagador da fé.
De humilde condição, nasceu João Bosco numa casa campestre, perto de “Castelnuovo d’Asti”, de Francisco e Margarida Occhiena, pobres mas virtuosos cristãos, aos 16 de agosto de 1815. Tendo perdido o pai na tenra idade de dois anos, cresceu na piedade sob a sábia e santa guia materna. Desde menino, resplandeceu nele uma índole excelente, a que andavam unidas grande agudeza de engenho e tenacidade de memória, aprendendo num instante quanto lhe era ensinado pelos mestres, primando sempre, sem contestação, nas classes, pela rapidez no aprender e facilidade de intuição.
Depois de alguns anos de áspera e laboriosa pobreza, que lhe rebusteceu a fibra, preparando-o para as mais árduas provas, com o consentimento da mãe e recomendação do bem-aventurado José Cafasso (*), entrou para o seminário de Chieri, onde, por espaço de seis anos, se dedicou com ótimo aproveitamento, aos estudos. Recebeu, finalmente, a ordenação sacerdotal, em Turim, aos 05 de junho de 1841. Poucos meses após, admitido ao Colégio Eclesiástico de São Francisco de Assis, sob a direção do bem-aventurado José Cafasso, exercitou com grande vantagem das almas, o ministério sacerdoral nos hospitais, nos cárceres, no confessionário e na pregação da palavra de Deus.
Formado assim neste exercício prático do sagrado ministério, sentiu acender-se, mais viva do que nunca em seu espírito, a peculiar vocação alimentada por inspiração divina desde sua adolescência, qual a de atender e dirigir para o bom caminho a juventude, particularmente a abandonada. Sua perspicácia havia já intuído, de quanta utilidade devesse ser este meio para preservar a sociedade da ruína a que estava ameaçada e, para a atuação de tal desígnio, dirigiu os esforços de seu nobre coração com tão felizes resultados que, entre os educadores cristãos contemporâneos, figura ele indubitavelmente, em primeiro lugar.
O próprio nome “Oratório”, dado à sua instituição, faz-nos ver sobre quão firme base tenha construído todo o edifício, isto é, sobre a doutrina e piedade cristã, sem a que baldada se torna, qualquer tentativa de arrancar às paixões viciosas o coração dos jovens e endereça-lo para ideais mais nobres. Nisto, porém, usava ele tanta doçura que os jovens quase que, espontaneamente, sorviam e amavam a piedade, não já constrangidos, mas por verdadeira convicção, e uma vez ganho seu afeto, levá-los-ia sem dificuldade para o bem.
A fim de perpetuar a existência de sua obra e prover assim mais eficazmente a educação juvenil, animado pelo Bem-aventurado José Cafasso e pelo Papa Pio IX, de santa memória, fundou a “Pia Sociedade de São Francisco de Sales” e, algum tempo depois, o “Instituto das Filhas de Maria Auxiliadora”.
Hoje as duas famílias formam um conjunto de quase vinte mil membros, espalhados por todo o mundo em cerca de mil e quinhentas Casas. Milhares e milhares de crianças de ambos os sexos recebem sua formação literária e profissional. Seus Filhos e Filhas também se encarregam , generosamente, da assistência aos enfermos e aos leprosos e, alguns deles, contraindo este terrível morbo, sucumbiram vítimas de sua caridade. Dignos filhos de tão grande Pai!
Nem deve passar desapercebida a instituição dos Cooperadores, isto é, uma associação de fiéis, em sua maioria leigos que, animados do mesmo espírito da Sociedade Salesiana e como essa dispostos a qualquer obra de caridade, tem por escopo prestar, segundo as circunstâncias, válido auxílio aos párocos, aos bispos e ao mesmo Sumo Pontífice. Primeiro e notável ensaio de “”Ação católica!”
A Associação foi aprovada por Pio IX e, em vida ainda do bem-aventurado Jão Bosco, alcançou a cifra de oitenta mil sócios.
Mas, o zelo das almas que lhe ardia no peito, não se limitou tão somente ao círculo das nações católicas; alargando o horizonte de sua caridade, enviou os missionários de sua família religiosa à conquista dos gentios para Cristo.
Aos primeiros que, chefiados por João Cagliero, de santa e gloriosa memória, se dedicaram à evangelização das extremas terras da América Meridional, surgiram muitos e muitos outros salesianos que espalhados agora aqui e ali pelo mundo, levam intrepidamente o cristianismo aos povos infiéis.
Quantas e quão grandes coisas tenha ele feito e padecido pela Igreja e pela tutela dos direitos do romano Pontífice, seria difícil dizer-se. Pode-se aplicar, portanto, ao bem-aventurado João Bosco, as palavras que temos de Salomão: Deus lhe deu sapiência e prudência extremamente grande, e magnitude imensurável como a areia que está na praia do mar. (3 Re, 4, 29). Deu-lhe Deus sapiência, pois que, renunciando a todas as coisas terrenas, aspirou unicamente promover a glória de Deus e a salvação das almas. Era seu mote: “Dai-me as almas e ficai-vos com o resto”.
Cultivou em grau supremo a humildade; tornou-se insigne no espírito de oração, tendo a mente sempre unida a Deus, se bem que parecesse continuamente distraída por uma multidão de afazeres.
Nutria extraordinária devoção para com Maria Santíssima Auxiliadora, e experimentou inefável alegria quando pode edificar em sua honra, na cidade de Turim, o célebre templo, do alto de cuja cúpula campeia a Virgem Auxiliadora, Mãe e Rainha, sobre toda a casa de Valdoco.
Morreu santamente no Senhor, em Turim, aos 31 de janeiro de 1888. Crescendo, dia a dia, sua fama de santidade, foram, pela Autoridade Ordinária, instaurados os processos; a causa da beatificação foi introduzida por Pio X, de santa memória, em 1907. A Beatificação foi depois solenemente celebrada na Basílica Vaticana, com regozijo de toda a Igreja, no dia 2 de junho de 1929.
Reencetada a Causa no ano seguinte, foram feitos os processos sobre duas curas que pareciam devessem ser atribuídas a milagre divino. Pelo decreto de 19 de novembro deste ano, foram aprovados os dois milagres operados por Deus e atribuídos à intercessão do Bem-aventurado.
Desfeita a última dúvida, isto é, se em vista da aprovação dos dois milagres, depois que a Santa Sé concedera culto público ao Bem-aventurado, se poderia proceder com segurança à sua solene Canonização. Esta dúvida foi proposta ao Eminentíssimo Cardeal Alexandre Verde, Ponente ou Relator da Causa, na Congregação geral da S.C. dos Ritos, realizada em presença do Santo Padre no dia 28 de novembro. Todos os eminentíssimos Cardeais presentes, Oficiais, Prelados e Padres Consultores deram parecer unânime e afirmativo, parecer que o Santo Padre jubilosamente aceitou, deferindo, todavia, o seu juízo para o dia 3 de dezembro, primeiro domingo do advento. Portanto, o Santo Padre, em 3 de dezembro de 1933, dia também consagrado a São Francisco Xavier, padroeiro da Obra da Propagação da fé, fez a solene declaração neste sentido. A canonização teve lugar a 1 de abril de 1934, no dia da Ressurreição, último Ano Santo da Redenção, na presença de toda a Corte Pontifical, no meio de um esplendor extraordinário, diante de perto de 300.000 pessoas.
(*) São José Cafasso – canonizado em 1947 pelo Papa Pio XII. (Consta no texto como “bem-aventurado” porque o decreto pontifício é anterior à sua canonização.)

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